È la missione e sono le persone che aiutiamo, che cambiano noi!

Testimonianze di Viaggio: Tre Educatori nella Missione di Freetown

Raccontare in poche righe un’esperienza così intensa è una vera sfida. Le emozioni, i pensieri e gli impegni presi durante il nostro viaggio continuano a farci riflettere, anche a distanza di un mese dal ritorno.

Il 27 luglio siamo partiti da Venezia con destinazione Freetown, in Sierra Leone, per trascorrere tre settimane di conoscenza delle missioni giuseppine e di volontariato. Prima della partenza, abbiamo organizzato una raccolta di indumenti e beni di prima necessità, che, grazie alla generosità delle famiglie della scuola, ci ha permesso di spedire un container carico di aiuti. Tuttavia, più che il bene che abbiamo fatto noi alla missione, è stato quello che essa ha fatto a noi a lasciare il segno.  

Un viaggio tra opere e volti

Durante le prime due settimane, abbiamo visitato le opere dei Giuseppini a Freetown, trascorrendo le mattine esplorando i luoghi chiave della missione:  

  • Il villaggio di pescatori di Kent,  
  • L’ospedale Saint Joseph,  
  • Le abitazioni per amputati,  
  • Le case famiglia Murialdo Home.  

I pomeriggi, invece, li abbiamo dedicati come animatori nei grest dei villaggi di Waterloo e Joe Town.  

L’ultima settimana ci ha portati a Lunsar, dove i Giuseppini gestiscono una scuola con oltre 1.500 studenti. Qui, oltre a visitare le strutture, abbiamo avuto modo di dedicarci al turismo e di consolidare le amicizie strette nei giorni precedenti.

Lezioni di vita e riflessioni

Impossibile dimenticare i tanti volti incontrati.  

  • I giovani confratelli africani, che ci hanno accolto con spontaneità e calore, introducendoci al loro mondo.  
  • I ragazzi e le ragazze delle case famiglia, che ci hanno fatto ballare, cantare e soprattutto ci hanno insegnato che ci si può divertire tanto, con poco.  
  • Gli animatori e i bambini dei grest, pieni di entusiasmo e vitalità.  
  • I missionari, medici, insegnanti e operatori che dedicano la loro vita al servizio degli ultimi e al bene della comunità.  

Insegnamenti dall’Africa

Questa esperienza ci ha donato tanto:  

  • Ci ha fatto apprezzare le risate più fragorose e i silenzi più intensi, la fortuna improvvisa e le avversità imprevedibili.  
  • Ci ha mostrato che basta pochissimo per permettere a un bambino di studiare, e che l’istruzione può davvero cambiare una vita, offrendo un futuro migliore.  
  • Ci ha rivelato che si può vivere con poco, ma anche che si può morire per poco, come per un semplice mal di denti.  
  • Ci ha insegnato a gioire dei piccoli miracoli quotidiani, come l’arrivo improvviso dell’elettricità fuori orario.  

Un viaggio che cambia dentro

Siamo tornati a casa consapevoli di aver vissuto un viaggio diverso. Questa esperienza ci ha ispirati a rinnovare il nostro impegno come educatori murialdini, anche nel gruppo missionario, con la certezza che la Sierra Leone ci ha dato molto più di quanto abbiamo potuto restituire.  

Abbiamo compreso che essere missionari nella quotidianità significa impegnarsi per migliorare la vita di chi ci circonda, ma anche che, in realtà, è la missione stessa, con le sue persone, a cambiare noi.  

Un canto in krio (la lingua locale della Sierra Leone) esprime bene il sentimento che ci portiamo nel cuore:  

«Tell am tenki tell am, tell Papa God tenki» (Digli grazie, di’ grazie a Dio Padre).  

Grazie, Dio. Grazie, Sierra Leone.  

Irene Gaviglio, Giacomo Guerretta, Carlo Patella